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Silvia Favaretto



Registrato: 11/01/07 09:10
Messaggi: 21

MessaggioInviato: Lun Lug 02, 2007 1:09 pm    Oggetto: POEMAS POESIE Rispondi citando

Poemas extraidos de mi primer libro "La carne del tiempo" (2002)
Poesie estratte dal mio primo libro "La carne del tiempo" (2002)

RIMESCOLO IL MARE DENTRO DI ME



Quando sarò angelo

vivrò nel faro...

Piangerò guardando le luci delle navi

allontanarsi nella notte...

Sentirò nostalgia

di cose mai avute...

griderò imprecazioni al vento

(perché gli angeli non hanno genitori)

e strapperò una ad una

le piume delle mie ali,

disperata e sanguinaria

per la cattiva sorte

che mi ha dato

meravigliose ali leggere

e un corpo

troppo pesante per volare...







DIMORA



Pelle di pesca,

luminosa come luna,

dove hai lasciato

il tuo sguardo accogliente?

Ti sei vestita di nero

prima ancora d’uccidermi, mia sposa?



Morirò con tenerezza,

travestita da vittima

per il tuo atto finale.



Però, dietro le tende

sarai mia, e di nessun altro.



Ti rinchiuderò

nella gabbia delle mie ossa

e tu farai

del mio corpo la tua dimora.



Solo,

non mi chiedere amore

perché non posso darti

più di quello che sono.









VITA



Non siamo altro che un granello di sabbia

all’interno dell’eterna clessidra del tempo,



rincorriamo qualcosa

che non ci sfugge più

da tempo.



Ecco cos’è la vita:

un grande circo

dove noi crediamo di essere gli assurdi pagliacci,

vorremmo essere gli scaltri acrobati

ed infine non siamo altro che

gli annoiati spettatori,

frastornati dalle illusioni.




ROSA


Oggi mi sento

triste come una rosa di plastica

in un cimitero,

condannata a vivere

nella dimora eretta a culto

della morte,

sterile e artificiale

nel mio sfacciato rosso fuoco,

fragile nella vergogna eterna

di chi è destinato

ad essere sempre

una maschera nella realtà

e un volto troppo umano nella finzione.







ROSA II



Non innaffiate

la rosa di plastica,

sarebbe un insulto

alla sua

artificialità.

Lasciatela a secco

perché se ne vanti:

“io posso vivere

anche senza l’aiuto altrui”.

Gettatela solo

dopo che sarà morta di dolore

quando una rosa vera

le avrà detto:

“Ma tu non profumi…”.




DIO PARTE II


Sdraiato su pezzi di stelle

come un fachiro,

c’è un dio adolescente

che aspetta un tempo

per le sue risposte

(se solo gli uomini avessero

voglia di ascoltare, e non solo

di chiedere...).




PELLE


Se questa specie di pelle

che mi divide dal mondo

non fosse così sottile,

potrei anche sopportare

il peso della tua vicinanza,

il freddo dell’inverno e

il mio muto destino di poeta.



EN ESPANOL:

AGITO EL MAR DENTRO DE MÍ



Cuando sea ángel

viviré en el faro...

Lloraré mirando las luces de los barcos

alejarse en la noche...

Sentiré nostalgia

de emociones nunca tenidas…

Gritaré imprecaciones al viento

(porque los ángeles no tienen padres)

y arrancaré una a una

las plumas de mis alas,

desesperada y sanguinaria

por la mala suerte

que me ha dado

maravillosas alas ligeras

y un cuerpo

demasiado pesado para volar...







MORADA



Piel de durazno,

brillante como luna,

¿adónde dejaste

tu mirada acogedora?

¿Te vestiste de negro

antes de matarme, esposa mía?



Moriré con ternura,

disfrazada de víctima

por tu acto final.



Pero, detrás de las cortinas

serás mía, y de ningún otro.



Te encerraré

en la jaula de mis huesos

y tú harás

de mi cuerpo tu morada.



Sólo,

no me pidas amor

porque no puedo darte

más de lo que soy.







VIDA



No somos más que un grano de arena

En la eterna clepsidra del tiempo,



perseguimos algo

que hace mucho tiempo

no huye de nosotros.



Esto es la vida:

un gran circo

donde creemos ser los absurdos payasos,

nos gustaría ser los listos acróbatas

y al final no somos más que

los aburridos espectadores,

trastornados por las ilusiones.







ROSA



Hoy me siento

triste como una rosa de plástico

en un cementerio,

condenada a vivir

en la morada erigida al culto

de la muerte,

estéril y artificial

en mi descarado rojo fuego,

frágil en la vergüenza eterna

de quien está destinado

a ser siempre

una máscara en la realidad

y un rostro demasiado humano en la ficción.







ROSA II



No rieguen

la rosa de plástico,

sería un insulto

a su

artificialidad.

Déjenla en seco

para que así se jacte:

“yo puedo vivir

aun sin la ayuda ajena”.

Tírenla sólo

después de que se haya muerto de dolor

cuando una rosa verdadera

le habrá dicho:

“Pero tu no perfumas…”.







DIOS PARTE II



Tendido sobre pedazos de estrellas

como un faquir,

está un dios adolescente

que espera un tiempo

para sus respuestas

(si sólo los hombres tuviesen

ganas de escuchar, y no sólo

de pedir...).







PIEL



Si esta especie de piel

que me divide del mundo

no fuera tan sutil,

podría aun soportar

el peso de tu cercanía,

el frío del invierno y

mi mudo destino de poeta.
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Silvia Favaretto



Registrato: 11/01/07 09:10
Messaggi: 21

MessaggioInviato: Lun Lug 02, 2007 1:11 pm    Oggetto: Màs poemas - Ancora poesie Rispondi citando

Estos poemas proceden de "La tetra santità e il variopinto orrore" (2004)
Queste poesie provengono da "La tetra santità e il variopinto orrore" (2004)

SALOMÈ



Fu dal vortice convulso

del mio corpo,

dal seno madido

di perle,

con le labbra

turgide di

sangue

che la seduzione

si macchiò

di porpora.



Padre, se non vuole

darmi il suo corpo

caldo di Dio,

dammi la sua testa

e che

le lacrime di santo

lavino via

sudore di prostituta.







MADDALENA


Il suo nome è bellezza.

Nei suoi tratti si dispiega

il verbo dell’unico padre senza nome.

Sono innamorata del figlio di Dio

e imploro perdono per non saper amare

con quella stessa forza

nostro Signore nei cieli.

Ma per l’amore del suo popolo

egli mi ha lasciata vedova

a rinnegare il suo stesso credo

perché l’unica religione per me

era la melodia della sua carnagione.







ELETTRA



Fratello delle mie vene

uccidi perché devi

uccidi perché puoi

infrangi il santuario

slega il vincolo

annulla l’oracolo.



Madre delle mie vene

muori perché devi

muori perché puoi

infrangi il peccato

slega la catena

annulla il tuo grembo.



Padre delle mie vene

riposa perché devi

riposa perché puoi

mentre Laodice misera

non potrà più riposare,

naufraga nel firmamento

o arcobaleno sciolto nell’oceano.







PENELOPE



Mi avevi detto che

non avrebbe avuto mare

questa lontananza

ma migliaia di onde

s’infrangono

contro questi scogli vecchi,

abbandonati.

Vorrei partire

scoprire nuovi mondi

sconfiggere mostri

lasciarmi ammaliare da tritoni

e vedere poi, qualora ritornassi

se tu mi vorresti ancora.
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